Non si sa come andrà a finire. (3)

Maria ogni mattina si sveglia alle sette, ogni sera prima di andare a dormire si ripromette “mi alzo presto, vado a fare una corsa, torno a casa, doccia, colazione e poi dritta al lavoro”. Ogni mattina si sveglia alle sette, pensa alle buone intenzioni della sera precedente e ha già la lingua fuori per la fatica (è una tipa pimpante ma una gran lazzarona); alle sette e un minuto di ogni giorno si rigira nel letto e torna dolcemente nel mondo dei sogni – mentre pensa a quanto preferisca fare una passeggiata nella natura, imparare a tirare con l’arco, imparare a dipingere, fare una partita di pallavolo in spiaggia, fare un giro sul lago in bici, contare le foglie cadute dagli alberi in autunno… Tutto, fuorché andare a correre, a quell’ora lì del mattino poi…

Ogni sera Maria si fa una promessa, e ogni mattina manca alla stessa. Questo non vuol dire che non sia una donna di parola, leale e onesta, che non sappia mantenere una vera promessa – chiariamolo subito. Ecco, questa è una cosa che ha imparato a sei anni: la distinzione tra una vera promessa e una finta. Ve la devo spiegare? Sì, ve la spiego.

Quando era piccola, una bimbetta molto più tranquilla rispetto alla donna che è diventata, aveva un amico, Denis. Spesso si incontravano nel parco vicino a casa, sotto lo sguardo attento degli adulti – quegli esseri orribili e noiosi quando ti vuoi divertire e avere indipendenza, a dispetto della tenera età -, nel quale c’era un gigantesco albero sul quale loro si divertivano ad arrampicarsi.

Denis si arrampicò fino in cima quel giorno, per ridiscendere demoralizzato in seguito alle urla della madre. Arrivato al ramo più basso, quello più vicino al terreno, fece promettere, ma promettere davvero, a Maria di prenderlo quando si sarebbe buttato. Lei rifletté qualche secondo prima di rispondere, valeva la pena promettere? Dopo che Denis non le aveva dato l’ultimo cioccolatino che aveva, come le aveva promesso? Doveva promettere? Dopo che le aveva giurato, e stragiurato, che – la sera precedente – sarebbe andato a trovarla con sua mamma? Doveva, anche se non era riuscito a rispettare quel giuramento – per colpa della mamma? Dopo averci pensato, disse: “prometto di non farti cadere” che è un po’ come se avesse detto “prometto di farti stare bene” – che tipetta questa Maria di sei anni. Quando Denis si lanciò da quel ramo dell’albero del parco che volge a mezz…scusate, mi ero distratta. Quando Denis si lanciò dal ramo, aprendo le braccia come fosse un uccellino pronto a spiccare il volo, Maria corse sotto di lui per onorare la parola data. I due ruzzolarono sul prato – una bambina di sei anni ancora non riesce a calcolare forza di gravità+lancio+forza della presa – graffiandosi braccia e ginocchia: caddero, notate bene, nonostante lei avesse promesso all’amico che ciò non sarebbe accaduto.

Quella fu la prima vera promessa, e, nonostante tutto, Maria la mantenne, e sapete perché?

Perché una finta promessa è quella cosa che si dice tanto per dire, già immaginando che tanto poi non le si terrà fede, ma una vera promessa, una vera-vera, è quella cosa che “in un modo o nell’altro io lo farò” e a volte per mantenere una vera-vera promessa ci si fa anche un po’ male -sopratutto quando il risultato è lontano da ciò che ci eravamo immaginati -, ma alla fine ci si sente bene.

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