Pensieri e definizioni.

Come ogni volta prese carta e penna convinta  di poter ritrovare la serenità, almeno nella sua testa. Iniziò a scrivere senza avere nulla di preciso da raccontare, c’era forse qualcosa che premeva per uscire dal foglio appoggiato sul piano di legno? Aveva notato che quando aveva bisogno di chiarezza le bastava imprimere i suoi pensieri nero su bianco, e improvvisamente tutto diventava nitido, semplice, comprensibile. Quella volta, però, la solita tattica tardava a raggiungere lo scopo: i pensieri erano troppi e confusi perché fosse possibile dar loro un ordine.

C’erano alcune parole che le ronzavano in testa, sconnesse, distorte: equilibrio, maturità, intelligenza.
La più sconosciuta era proprio la prima, equilibrio. Decidendo di partire dal principio prese il dizionario, trovata la parola che cercava si focalizzò sulla definizione più consona alla situazione: proporzione fra le parti, armonica distribuzione dei vari elementi di un tutto. Semplice e lineare.
Passò alla seconda parola, maturità. Certo non era il momento di pensare al diploma di stato che consegue il percorso scolastico, infatti la spiegazione che cercava era: pienezza delle capacità intellettuali e morali. Semplice a dirsi. Si credeva nel pieno delle proprie capacità intellettuali e morali? Ci pensò su, magari il cento-per-cento ancora non l’aveva raggiunto, ma si considerava a buon punto.
Fu logico passare al terzo termine, intelligenza: facoltà propria della mente umana di intendere, di pensare, di elaborare giudizi e soluzioni in base ai dati dell’esperienza. Il ragionamento qui si inasprisce. Aveva avuto abbastanza esperienza da potersi definire “intelligente”? Sperò che per esperienza potesse intendersi anche quella fatta nel proprio vissuto indiretto: “impara dagli altri, non solo da te stesso”. Si rese subito conto che il discorso rischiava di diventare troppo complicato: dove finisce ciò che si è sempre immaginato e dove inizia ciò che è poi la realtà? Come giudichi giusto o sbagliato ciò che vedi ma hai sempre percepito, in base alle tue preferenze -ovvio, dovesse essere in un’altra maniera, magari differente solo in parte?

Rilesse un paio di volte le poche righe scritte, notò subito che le spalle si rilassavano alla lettura delle parole “armonica distribuzione”. Decise che sarebbe stato controproducente autodefinirsi matura o intelligente, inoltre avrebbe peccato di superiorità, ma capì immediatamente dove quella breve ricerca l’aveva condotta: ciò che le mancava era proprio quell’armonica distribuzione.

Fu così che ancora una volta carta e penna l’aiutarono, però si sa: carta canta.

 

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